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SONNO E INVECCHIAMENTO PATOLOGICO

“Dormire non è arte da poco: intanto, per dormire, bisogna vegliare tutto il giorno. Dieci volte al giorno devi superare te stesso: ciò procura una buona stanchezza ed è papavero per l’anima”. (Friedrich Nietzsche).

Il sonno è considerato una funzione biologica molto importante per l’essere umano, essenziale per la vita, importante quasi quanto mangiare e respirare.

È il tempo necessario per il nostro organismo per ripristinare le energie, oltre che quello necessario per le cellule nervose per eliminare tutti quelli che vengono definiti “scarti cerebrali” e risultano essere tossici per l’organismo.

Ogni notte “abbandoniamo” i compagni, il lavoro e il gioco ed entriamo nell’isolamento del sonno. Possediamo solo un limitato controllo di questa decisione; possiamo posporre il sonno per un po’, ma poi ne siamo sopraffatti.

Passiamo circa un terzo della nostra vita a dormire e un quarto di questo tempo in uno stato di sogno attivo.

Le ore di sonno tendono drasticamente a ridursi con l’invecchiamento; si assiste, infatti, a cambiamenti qualitativi e quantitativi. 

In un processo di invecchiamento fisiologico, assistiamo ad una riduzione della durata del sonno notturno, ad un aumento dei risvegli notturni (sonno frammentato) e ad una maggiore tendenza a “pisolini” giornalieri.

Questi cambiamenti, oltre che dall’avanzare dell’età e dalla comorbidità con altre patologie, sono determinati dalle numerose modifiche nello stile di vita e nell’impegno sociale delle persone in età anziana (ad esempio mancanza di attività sufficientemente stancanti durante la giornata).

I disturbi del sonno non sono solo l’insonnia, ma anche le apnee notturne ostruttive, che sono molto diffuse nella popolazione soprattutto in età avanzata. Abbiamo, inoltre, la sindrome delle gambe senza riposo, disturbo neurologico che consiste in una percezione da parte del paziente di un desiderio irrefrenabile di muovere gli arti inferiori,l’eccessiva sonnolenza diurna (che non è solo la contropartita di un cattivo sonno notturno) e, soprattutto nelle demenze, specifici disturbi del ritmo sonno veglia nelle 24 ore.

Nell’invecchiamento patologico, infatti, le alterazioni del ritmo sonno-veglia sono da considerarsi parte integrante del processo neurodegenerativo stesso.

La degenerazione dei tessuti cerebrali causati dalla demenza può compromettere il ritmo giornaliero ocircadiano che regola i naturali processi fisiologici e biologici legati ai cicli notte/giorno.

Il 66% delle persone affette da demenza di Alzheimer (AD)presenta frequenti risvegli notturni, massima agitazione nelle ore serali, sonno eccessivo durante il giorno e difficoltà nell’addormentamento.

I disturbi del sonno sono particolarmente problematici nei pazienti con AD perché sono associati ad un aumento dei sintomi psichiatrici, irritabilità diurna, calo delle prestazioni cognitive, aumento del rischio di cadute, disturbi comportamentali quali vagabondaggio notturno (wondering), agitazione, aggressività, confusione e disorientamento.

Le difficoltà di cui sopra, oltre ad essere invalidanti e destabilizzanti per la persona affetta da demenza, rappresentano un grosso ostacolo per una serena convivenza famigliare, con possibili ripercussioni su coloro che si prendono cura del malato e sulla relazione che li lega.

I disturbi del sonno sono tra i fattori di rilievo che portano la famiglia/caregiver a rivolgersi ad una struttura protetta per il ricovero dell’anziano (RSA).

Tali disturbi oltre a presentarsi durante l’invecchiamento di tipo patologico, negli ultimi anni sono stati indicati come fattori di rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer e altre demenze. 

Per quanto riguarda le altre patologie neurodegenerative,come ad esempio il Parkinson e la demenza a corpi di Lewy, sono caratteristici i disturbi del sonno REM.

La fase REM del sonno è detta “sonno paradosso” perché è l’unica in cui si verificano i sogni. Il nostro cervello è infatti incredibilmente attivo, come se stessimo svolgendo un’attività intellettuale.

Non a caso, il disturbo del comportamento del sonno REM è caratterizzato da ripetuti episodi di sogni vividi e spesso violenti, senza atonia, che comporta pertanto movimenti complessi durante il sonno.

Tali disturbi possono essere trattati farmacologicamente,anche se l’uso dei farmaci può portare ad una maggiore stanchezza diurna e ad esacerbare la confusione.

È  stato possibile osservare un quadro di forte correlazione tra i disturbi del sonno e il processo neurodegenerativo patologico.

Per tali ragioni, è opportuno non sottovalutare l’insorgenza di queste problematiche, sin dai primi campanelli d’allarme.

I fattori che contribuiscono ai problemi del sonno nell’invecchiamento normale o patologico, come si può notare, sono molteplici ed è per questo che è necessaria una conoscenza approfondita di tutto ciò che può influenzare il sonno notturno e il funzionamento diurno prima di formulare un piano di trattamento.

Generalmente, gli interventi possibili nei disturbi del sonno in pazienti con demenza sono di due tipi:

- Interventi farmacologici;

- Interventi non farmacologici.

 

Gli interventi non farmacologici per la gestione dei disturbi del sonno nelle demenze sono:

- Gestione accurata dei disturbi medici, compreso il controllo del dolore;

- Identificazione e trattamento dei problemi di sonno in comorbilità, come l'apnea ostruttiva e l'apnea centrale ipopnea;

- Gestione del consumo di alcol e caffeina;

- Aumento attività fisica, fototerapia e riduzione pisolini diurni;

- Riduzione del sonno per trattamento dell'insonnia e dei risvegli notturni frequenti;

- Psico-educazione a pazienti, famiglie e caregiverriguardo l'igiene del sonno, inclusa la coerenza nel coricarsi e nel risveglio; limitazione del tempo a letto da svegli; controllo sui fattori ambientali come luce, suono e TV.

Dormire è, quindi, essenziale ed è indice di buona salute.

 

Dott.ssa Paola Bonizzoli

Psicologa, esperta area neuropsicologica 

Dott.ssa Aurora Romeo

Psicologa

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