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Come affrontare l'attesa di un figlio durante l'emergenza sanitaria da COVID-19?

Sono moltissime le coppie che stanno vivendo l'incredibile esperienza dell'attesa di un figlio e che, contemporaneamente, sono costrette a destreggiarsi tra le preoccupazioni, le difficoltà economiche e le incertezze derivate dall'emergenza sanitaria che ha colpito il nostro paese.
Sono mamme e papà che sognavano un'attesa felice e che si trovano a fare i conti con una realtà spaventante e incerta, nella quale, a volte, la serenità e la lucidità sembrano venire meno.
Tutto ciò che di bello si era immaginato dei 9 mesi rischia di essere “contaminato” dalla gravità di questo momento storico ed aumenta il pericolo di sentirsi così smarriti e in difficoltà da non vedere via d'uscita dalla spirale di negatività in cui si è risucchiati.
Per non parlare delle mamme e dei papà bis/tris, quotidianamente impegnati nella messa alla prova delle proprie capacità di multitasking (mai come oggi rispolverate) e che si trovano a dover fare smartworking, a gestire la casa, i pasti, i compiti, i momenti di gioco degli altri figli e che faticano a trovare cinque minuti per mettersi comodi sul divano a coccolare la pancia e a comunicare con chi la sta dolcemente abitando.
Se allora sono comprensibili e inevitabili i momenti di sconforto, i pianti e tutte le emozioni negative possibili ed immaginabili, non bisogna dimenticarsi dell'importanza di ritrovare la calma e la serenità, fondamentali per far stare bene la mamma, il papà e il piccolo in arrivo.
Si ma come?
Con le “TRE C”:

1) Connettersi: la mamma deve ritagliarsi degli “spazi” nei quali connettersi con i propri bisogni (che diventano anche quelli del piccolo) e trovare un tempo e un modo per soddisfarli.
Che si tratti di un bagno caldo, di una tisana con un'amica o di una cena preparata dal proprio compagno.

Ogni bisogno è importante in quel preciso momento e non va sminuito, soprattutto in un periodo come questo nel quale stiamo finalmente scoprendo la potenza dei piccoli gesti e quanto possano influenzare positivamente il nostro umore.
Questa connessione è importante anche una volta arrivati in ospedale per il parto: se avete delle richieste o delle necessità, riconoscetevene l'importanza. I professionisti sanitari sono lì anche per voi e le vostre esigenze non sono meno importanti di quelle di altri pazienti.

2) Conoscersi: la mamma deve ascoltarsi, capire qual'è il limite oltre il quale la negatività e lo stress prenderebbero il sopravvento e cercare di non superarlo, agendo per permettere il ritorno dell'equilibrio interiore.
L'ansia e la paura, fortissimi in questo periodo, incitano la produzione di ormoni dello stress e creano nel corpo una condizione di allarme, di iper-vigilanza, come se si fosse costantemente in pericolo.

E' importante contro-bilanciare questo stato, ricercando ciò che fa star bene e favorendo, così, il

rilascio degli ormoni della calma, fondamentali durante la gravidanza e nel post-parto.
Anche per i papà vale lo stesso discorso: siete come un sofisticato ingranaggio e ogni parte deve essere ben oliata affinchè l'insieme funzioni.

3) Chiedere: quando la mamma o il papà sentono che stanno per superare il proprio limite e che è troppo tardi per tornare indietro, è fondamentale che imparino a chiedere di essere ascoltati, aiutati e supportati.
In alcuni casi può bastare l'aiuto del partner o di una persona cara ma a volte è necessario affidarsi ad un professionista (psicologo, ostetrica, doula...), a qualcuno che abbia un'adeguata formazione e che sia in grado di offrire un punto di vista nuovo, di accogliere le difficoltà e di proporre strumenti di empowerement.

Chiedere non significa essere dei “cattivi genitori”, non avere le competenze necessarie ma vuol dire affidarsi a qualcuno che faccia riscoprire e che rafforzi le risorse che ognuno ha dentro di sè.

Le mamme e i papà sono capaci di cose straordinarie ma spesso faticano a guardarsi e a riconoscere di stare facendo un grande lavoro.
Questa emergenza sta insegnado a tutti, ma soprattutto ai chi sta per diventare genitore, che prendersi del tempo non significa perdere minuti preziosi per fare qualcosa di più produttivo ma, al contrario, sintonizzarsi con sè, il partner e il bambino, per vivere bene il presente e prepararsi al meglio per il futuro.

In questo periodo, in cui avete la possibilità di trascorrere più tempo a casa, provate a creare la vostra “Scatola dell'attesa”: un contenitore con foto, ritagli, piccoli oggetti, fogli con scritti i vostri pensieri, le paure, le gioie. Metteteci dentro tutto quello che sentite potrà ricordare, a voi e al vostro compagno, di questa particolare gravidanza, del modo in cui la state vivendo...

Attività come questa permettono di dedicarsi quei famosi “5 minuti” a fine giornata: minuti preziosi per stare bene e mettere ordine nella propria testa e nel proprio cuore e poi, quando il vostro piccolo sarà grande, potrete aprirla e curiosarci dentro insieme!
Provateci e poi fatemi sapere cosa ne pensate...

Articolo a cura della Dott.ssa Claudia Sara
Psicologa clinica e psicoterapeuta sistemico-relazionale in formazione

Dove riceve: Centro S.Claudia (Via Giorgio la Pira,8 Crema) / A domicilio (Rivolta d'Adda) E-mail: claudia87.sara@gmail.com
Tel: 351/5616433
Facebook e Instagram: psico.mamma

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